Thyssen, ascoltati i dipendenti di Terni
Torino – Gli interventi sulla sicurezza nelle aziende italiane della multinazionale dell’acciaio erano subordinati a criteri di business. E’ quanto emerso oggi al processo nei confronti di sei dirigenti della ThyssenKrupp per il rogo del 6 dicembre 2007 che costò la vita a sette operai. A dirlo è stato Alessandro Segala, responsabile dell’area lavorazioni a freddo dello stabilimento Thyssenkrupp di Terni. Dalla sua testimonianza è risultato che priorità nell’adeguamento delle misure antincendio venne data alle linee più produttive e non a quelle maggiormente esposte al rischio. Segala ha spiegato in aula che un gruppo di lavoro della Thyssen si occupò di definire degli standard di protezione antincendio validi per tutto il gruppo.
Lo studio, inerente alle misure di sicurezza da adottare, assunse un valore prioritario dopo l’incendio che scoppiò nel 2006 nello stabilimento tedesco di Krefeld. Un incendio provocato dalle scintille prodotte dallo sfregamento di un nastro non centrato nella giusta maniera contro il macchinario. Analogo innesco pare sia avvenuto alla linea 5 di Torino in quella tragica notte. Ma su questo macchinario, destinato ad essere spostato nell’azienda di Terni in conseguenza della prevista chiusura dello stabilimento piemontese, gli investimenti per la sicurezza vennero posticipati dall’anno 2006-2007 al 2007-2008, come confermato anche da un altro dei testimoni ascoltati oggi in aula. Il processo è stato aggiornato al 4 giugno.
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