1360, tredicimila firme custodite gelosamente
Milano – Non sappiamo se e quale sia stato il prezzo pagato dal presidente del Consiglio perché la 1360 venisse ritirata. La Mussolini, facendosi portavoce a suo dire di una madre i cui sette figli furono uccisi dai partigiani nel maggio 1945 (?), si era dichiarata contraria al ritiro; Cicchitto aveva detto che i firmatari della proposta non avrebbero dovuto accettare l’imposizione venuta dal capo del Governo dopo la conversione del 25 aprile; nell’intervista rilasciata a Klaus Davi, il bibliofilo Dell’Utri, ripescando la sua patacca dei presunti diari del duce (“Il duce era anche un grande scrittore, alla Montanelli, i suoi diari sembrano cronache di un inviato speciale”), palesemente falsi come tutti gli storici seri hanno certificato, ha affermato, in un crescendo di delirante comicità, che “Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono, non era affatto un dittatore sanguinario come poteva essere Stalin”, che era “un uomo straordinario, una brava persona che non stimava Hitler”, che “sono state le sanzioni a costringere il duce a trovare un accordo con la Germania di Hitler”, che lui di suo avrebbe fatto “leggi razziali blande”, che i repubblichini di Salò furono “partigiani di destra”, che con le donne “usava la tecnica musica e magia, tromba e sparisci”, niente amanti, ma solo incontri fugaci, che “lanciare l’allarme contro le possibili penetrazioni della mafia nella ricostruzione è corretto ma non bisogna eccedere nella demagogia” (vedi Marcella Ciarnelli, Dell’Utri rilancia Mussolini, in “l’Unità”, 5 maggio 2009, ma anche altri). E chissà quanti altri sono stati i mugugni.
In questo quadro umano c’è da aspettarsi che una nuova proposta di legge simile alla 1360 appena sepolta possa davvero essere ripresentata, soprattutto se consideriamo che capofila dei 52 presentatori della ex 1360 è stato Lucio Barani, “nuovo socialista” del Pdl. Da sindaco di Aulla, incurante delle disposizioni prefettizie costui ha tagliato in due piazza Gramsci per dedicarne un pezzo a Bettino Craxi, allora rifugiato ad Hammamet, ed erigervi anche il busto marmoreo, in quell’occasione invitando i suoi concittadini a bersagliare con uova marce la gigantografia di Di Pietro all’uopo posta nella ribattezzata piazza; che ha lanciato una campagna pubblica contro il malocchio e posto divieti di prostituzione lungo i marciapiedi della sua città, e che, da parlamentare, sostenne una dura battaglia per l’istituzione del bagno transgender in Parlamento perché gli stava a cuore la privacy di Vladimir Luxuria. Da un personaggio del genere ci si può davvero aspettare di tutto.
E incombe sempre il rischio di ritrovare una nuova 1360 dissimulata tra un articolo e l’altro di un nuovo decreto governativo.
Un grazie a tutti voi per le vostre firme e la collaborazione nella raccolta, e all’associazione Articolo21 per la difesa della libertà di espressione, che, nonostante le difficoltà economiche a sopravvivere, nel suo sito ci ha ospitati dandoci lo spazio per la comunicazione e la tecnologia per la raccolta delle circa 13.000 firme di cui andiamo orgogliosi. 13.000 firme che custodiremo gelosamente e che saremo pronti a far valere in caso di nuova necessità, eventualmente accresciute dalle nuove adesioni che ci auguriamo di non dover richiedere.
Marco Cavallarin
Related posts:



Lascia un commento