sabato 30 maggio 2009
Prato - In questi giorni si ricordano gli anniversari di due stragi profondamente diverse, ma che hanno entrambe segnato la storia del nostro Paese. Stiamo parlando delle stragi di via dei Georgofili a Firenze, avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, e di piazza della Loggia a Brescia, del 28 maggio 1974.
Da una parte il terrorismo mafioso, dall’altra quello fascista. Ma se la storia ha emesso il suo giudizio, le responsabilità penali non sono ancora state completamente accertate. In entrambi i casi sono ancora in corso dei processi.
Tanti anni sono passati, ma la memoria deve restare viva. Il presidente Giorgio Napolitano, in un telegramma inviato al sindaco di Brescia, ricorda quel terribile periodo «nel quale la violenza eversiva mise a dura prova le istituzioni democratiche» e in cui si incita ancora una volta alla memoria «per sventare che tornino i fantasmi del passato». A Firenze è intervenuto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: “Come in tutte le cose di mafia – ha detto – ci sono moventi complessi che richiedono anche il tempo per poter comprendere sempre di più. Continuiamo su questa strada ritenendo che non c’è mai nulla di completamente definito. Io dico: le indagini sono come gli esami, non finiscono mai”.
Vi presentiamo le cronache delle giornate di commemorazione a Brescia e Firenze, il contributo di Articolo 21 e il comunicato della Regione Toscana.
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Pubblicato da pratese76
venerdì 29 maggio 2009
Firenze – Riceviamo e pubblichiamo la lettera a firma di Marco Cavallarin che, assieme a tantissime altre persone, si è impegnato e con successo contro la inaccettabile proposta di equiparare i miliziani repubblichini di Salò ai partigiani della Resistenza, nota come proposta di legge 1360/2008.
Amiche, amici, ho finalmente trovato il tempo per tornare ad occuparmi della nostra petizione contro la ormai ex proposta di legge 1360:
- ho raccolto tutte le adesioni dal sito di Articolo 21 (che è necessario ancora una volta ringraziare per la fondamentale collaborazione) e dai fogli cartacei che man mano mi sono stati recapitati;
- ho rivisto tutti i nominativi eliminando i tantissimi doppioni e le numerose provocazioni (ce n’è di gente che ha del bel tempo da perdere e di civiltà da imparare!);
- ho letto e cercato di sistemare i commenti monchi per le poche battute concesse dal sito;
- ho stampato le quasi 11.000 firme di adesione risultanti in un fascicolo di 294 pagine per inviarlo, con una lettera di accompagnamento, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano;
- mi sono goduto, dopo questi cinque giorni di lavoro fitto, la soddisfazione di aver contribuito, insieme a voi e forse in modo determinante, al ritiro della 1360.
Credo che dobbiamo tutti ringraziarci reciprocamente per l’impegno che ci abbiamo messo, ognuno con il suo tempo e i suoi mezzi. Il risultato è arrivato, e questo è confortante, per non dire esaltante.
Una morale? Forse possiamo dirci che costituiamo una bella forza, nata dal basso, dalla serietà, e da un bisogno di partecipazione di cui il Paese ha bisogno e che i partiti politici dovrebbero tenere in considerazione.
Alcuni di voi mi hanno proposto, visto il successo di questa, di promuovere altre petizioni. Devo purtroppo negarmi perché ho anch’io delle cose mie da fare. Ma non è stato difficile organizzare questa, e chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la posta elettronica può farlo. Il grande insegnamento che credo di poter condividere da questa esperienza è che tutti possiamo fare qualcosa per difendere il Paese. Basta cominciare a farlo e, se ha un senso, ci sarà chi si accomuna. Poi però vi troverete anche a dover accettare, per reciprocità, di ricevere centinaia di nuove newsletter da chi vi ritiene sensibile alle questioni che esse pongono.
Tornerò – più saltuariamente – a scrivervi su altri temi, sperando che nel frattempo il tormentone 1360 si esaurisca. Uno di questi sarà la questione della posa della lapide all’ex Albergo Regina, criminale mattatoio comando delle SS di Milano.
Torno alle mie usuali occupazioni di studio e di quotidianità con il piacere di essere stato, e di continuare ad essere in buona compagnia. Ma occhi aperti e vigilanza, che sarà, temo, sempre necessaria!
Marco Cavallarin.
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Resistenza |
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Pubblicato da mpia
giovedì 28 maggio 2009
Torino – Gli interventi sulla sicurezza nelle aziende italiane della multinazionale dell’acciaio erano subordinati a criteri di business. E’ quanto emerso oggi al processo nei confronti di sei dirigenti della ThyssenKrupp per il rogo del 6 dicembre 2007 che costò la vita a sette operai. A dirlo è stato Alessandro Segala, responsabile dell’area lavorazioni a freddo dello stabilimento Thyssenkrupp di Terni. Dalla sua testimonianza è risultato che priorità nell’adeguamento delle misure antincendio venne data alle linee più produttive e non a quelle maggiormente esposte al rischio. Segala ha spiegato in aula che un gruppo di lavoro della Thyssen si occupò di definire degli standard di protezione antincendio validi per tutto il gruppo.
Lo studio, inerente alle misure di sicurezza da adottare, assunse un valore prioritario dopo l’incendio che scoppiò nel 2006 nello stabilimento tedesco di Krefeld. Un incendio provocato dalle scintille prodotte dallo sfregamento di un nastro non centrato nella giusta maniera contro il macchinario. Analogo innesco pare sia avvenuto alla linea 5 di Torino in quella tragica notte. Ma su questo macchinario, destinato ad essere spostato nell’azienda di Terni in conseguenza della prevista chiusura dello stabilimento piemontese, gli investimenti per la sicurezza vennero posticipati dall’anno 2006-2007 al 2007-2008, come confermato anche da un altro dei testimoni ascoltati oggi in aula. Il processo è stato aggiornato al 4 giugno.
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Processo Thyssen |
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Pubblicato da mpia
martedì 26 maggio 2009
Roma - Nel dibattito sul recente decreto in materia di sicurezza sul lavoro interviene anche la Cei. Le parole pronunciate durante la 59esima assemblea dei vescovi italiani dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, sono state riportate dai principali mezzi di informazione e suonano particolarmente dure. “Troppo spesso, nell’attuale difficile congiuntura economica, i lavoratori sono stati scaricati come fossero un’inutile zavorra, una qualunque merce di scambio sottoposta alla legge della domanda e dell’offerta”, questo uno dei passaggi dell’intervento del cardinale Bagnasco, che ha poi ribadito di non ritenere accettabile “una concezione meramente mercantile del lavoro umano”.
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Lavoro |
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Pubblicato da pratese76
lunedì 25 maggio 2009
Torino - Nuova udienza breve al processo contro la Eternit SpA, così come quella di lunedì scorso. Anche oggi è proseguita la discussione sull’ammissibilità delle parti civili ma il dato più saliente della giornata è senza dubbio la presentazione della richiesta di costituzione di parte civile da parte dell’Inps.
Una richiesta pesante, per la quale il danno deve ancora essere quantificato, anche se si parla della cifra astronomica di 3 miliardi di euro.
Si confermano così le indiscrezioni che erano circolate nei giorni scorsi e la richiesta ha indotto la difesa a chiedere la sospensione dell’udienza, che è stata aggiornata al 1° giugno.
La cronaca
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Processo Eternit |
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Pubblicato da pratese76
lunedì 25 maggio 2009
Palermo - E’ stato un ricordo commosso e sentito quello che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dedicato a Leonardo Sciascia a conclusione della sua visita di tre giorni in Sicilia. Il Presidente si è fermato in raccoglimento sulla tomba del grande scrittore siciliano, morto nel 1989, e in seguito ha raggiunto la Fondazione Sciascia dove ha ricevuto una medaglia ricordo dalla figlia dello scrittore e ha ricordato i suoi rapporti con Sciascia. “L’ho sempre ascoltato con attenzione e profondo rispetto - ha detto – come espressione della grande coscienza e della voce civile del nostro Paese”.
Un ricordo e una considerazione a cui si associa anche il Comitato Casa della Cultura Enzo Biagi.
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Cultura |
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Pubblicato da pratese76