Per non dimenticare Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

PratoIl 20 marzo 1994 a Modagiscio, in Somalia, furono barbaramente assassinate Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Due giornalisti, inviati della Rai, che erano in Somalia per svolgere il loro mestiere con passione e professionalità. Quest’anno ricorre il 15° anniversario della loro morte e verità e giustizia sono lontane. I due professionisti erano in Somalia per raccontare, descrivere situazioni, eventi. Niente di più. Ma è proprio quel niente di più che ha dato fastidio sopprimendo la libertà di informazione e, soprattutto, due vite umane. La “Casa della Cultura Enzo Biagi” si unisce al coro che invoca verità e giustizia ed esprime la propria vicinanza alle motivazioni e ai sentimenti dei familiari di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (link).   

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Thyssen, in aula l’ex l’ispettore di manutenzione della linea 5.

Torino - E’ ripreso stamani il processo per il rogo alla Thyssen dove il 6 dicembre 2007 persero la vita sette operai.  Il primo ad essere ascoltato è stato Massimiliano Bianco, capoturno della manutenzione e del pronto intervento fino alle sue dimissioni, rassegnate nel giugno del 2007.  Diversi gli spunti di riflessione e di scoramento nel racconto di Bianco.  L’ex capoturno ha affermato che,  dopo l’annuncio di chiusura dell’azienda torinese, lo stabilimento attraversava uno stato di <<degrado>>.  Poi, è stata la volta di Antonio Aprile, per anni ispettore della manutenzione della linea 5.  Aprile ha ricordato che nel dicembre 2006, durante un intervento per risolvere un problema sulla linea, un collega cadde in una vasca d’acqua bollente. Lo stesso Aprile cercò di soccorrerlo ma cadde e si ustionò a sua volta (link). Il processo, dopo l’audizione di Giuseppe Perseo, anch’egli ex capoturno alla manutenzione, è stato aggiornato al 25 marzo.

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Il partigiano Bentivegna: condannato “Il Giornale”.

Roma  - Il Tribunale di Monza, Sez. di Desio, ha condannato il quotidiano “Il Giornale” per le diffamazioni contro il partigiano Rosario Bentivegna presenti in un articolo che trattava l’operazione militare eseguita dal gruppo di azione patriottica (G.A.P.) contro un reparto di SS, il 23 marzo 1944 in via Rasella, a Roma.

E’ la terza condanna che il quotidiano riceve per lo stesso reato. 

L’ANPI Nazionale saluta questa nuova sentenza che riconferma una verità storica inoppugnabile, smentendo di fatto ricostruzioni storiche false e strumentali: in Via Rasella venne effettuata un’azione di guerra. Come riconosciuto in passato dalla Presidenza della Repubblica, Presidente Luigi Einaudi; dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente Alcide De Gasperi; e dalla Corte di Cassazione.
 

Fonte: Anpi (Roma)

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Thyssen: dubbi e mossa a sorpresa della difesa

Torino - E’ durata circa cinque ore l’udienza di oggi per il rogo alla Thyssen di Torino. La prima testimonianza è stata quella di Giuseppe Caravelli, capogruppo della manutenzione all’epoca dei fatti, a cui il pm Francesca Traverso ha chiesto di chiarire alcuni passaggi contradditori rispetto a quanto dichiarato durante le indagini preliminari.

I punti controversi, secondo il pm, riguardavano le ispezioni di sicurezza, il significato del termine “incendio di palese gravità” e i guasti dei flessibili oleodinamici.

Nelle dichiarazioni del 2008, infatti, l’operaio aveva incluso quelli ai flessibili fra i guasti frequenti, mentre nella scorsa udienza, alla domanda su quali fossero i guasti più ricorrenti in fabbrica non li ha citati e anche questa mattina ha parlato di rottura “sporadiche” con un rapporto di 1 a 20 dei guasti ai flessibili rispetto a quelli ai cuscinetti. In merito, invece, alle ispezioni eseguite nell’ultimo periodo il testimone, che la volta scorsa aveva detto di averne fatte una o due, stamattina ha risposto alla domanda del pm dicendo di averne fatta forse una con il nuovo responsabile «o almeno -ha poi puntualizzato- ci eravamo parlati a questo proposito».

L’interrogatorio di Caravelli si è concluso prima del previsto grazie ad una mossa a sorpresa degli avvocati della Thyssenkrupp, che hanno dato il consenso ad acquisire tutti i verbali delle deposizioni rese dall’ex capoturno durante le indagini, attribuendogli dunque valore probatorio. Sono stati quindi acquisiti i verbali delle testimonianze rese ai vigili del fuoco il 22 gennaio 2008 e al pm il 1 febbraio 2008.

Caravelli ha poi dichiarato di lavorare attualmente per una società non collegata alla Thyssenkrupp, ma la procura sta cercando di capire se il tecnico, negli ultimi mesi, si è tenuto in contatto con i sei imputati. Rispondendo in aula il tecnico dapprima ha detto ‘si”, poi ‘no’, precisando che non ha avuto rapporti con i dirigenti ora sotto accusa.

L’udienza è proseguita con l’audizione di altri testimoni: Roberto Chiarolla, capoturno dello stabilimento torinese; Rocco Morano, altro dipendente Thyssen che era addetto alla linea cinque (quello dove si e’ sviluppato l’incendio), e l’infermiera Giuseppina Callonigo, in servizio presso la sala medica dello stabilimento Thyssen torinese la notte della tragedia.

Il dibattimento è stato anche sospeso per una ventina di minuti a seguito dell’attivazione di una sirena antincendio del Palazzo di Giustizia.  Una guardia giurata ha aperto una delle porte sigillate dell’uscita di sicurezza durante l’interrogatorio di Roberto Chiarolla per controllare un assembramento di persone che si erano riunite in strada.

L’assembramento, a quanto si è appreso, serviva per organizzare dal punto di vista logistico un’altro grande processo che si terrà nelle prossime settimane a Torino, quello sugli ex dipendenti della Eternit morti per malattie legate all’esposizione all’amianto, che contempla quasi tremila parti lese.

Il processo riprendera’ giovedi’ 19 marzo.

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Moro: 31 anni fa la strage in via Fani.

FirenzeOnorare la memoria rappresenta un impegno civile di ogni cittadino. Uno spirito che ci induce a fare un tuffo nel passato ricordando il rapimento di Aldo Moro e l’eccidio di via Fani dove persero la vita gli uomini della scorta dell’allora presidente della Democrazia cristiana. Oggi cade l’anniversario di un evento che cambiò la storia del nostro Paese. Quel giorno, 16 marzo 1978, Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse, mentre alla Camera il nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, si apprestava a ricevere la fiducia. La colonna delle auto, con a bordo l’esponente politico, fu bloccata all’incrocio fra via Fani e via Stresa. Con un’azione militare i terroristi uccisero i cinque uomini della scorta (Oreste Leonardi, Giulio Rivera, Raffaele Jozzino, Domenico Ricci, Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Dc. Era mattina, non erano ancora le nove. La notizia in poco tempo fece il giro del mondo ed io, allora alunno delle scuole elementari, appresi la tragedia dal maestro. In quella classe calò il silenzio. Il maestro, da poco entrato in aula, con voce rotta dall’emozione ci disse ciò che era accaduto a Roma. Non ricordo come lui venne a conoscenza del fatto, ma non dimenticherò mai i suoi occhi lucidi. Noi, bambini, come tali non potevamo comprendere la gravità della situazione, ma capimmo benissimo che cinque persone non erano più tra noi, non avrebbero più rivisto i loro cari. Questo ci rattristò e per l’intera mattinata un senso di disagio fu presente nei nostri cuori. Dopo qualche attimo di smarrimento, il maestro riprese ad insegnare ma quella mattina resterà per sempre scolpita nella mia mente e in quella degli italiani. A distanza di ben oltre sei lustri da quel rapimento con un epilogo infausto – il corpo di Aldo Moro fu ritrovato il 9 maggio nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Caetani – sono diversi i punti ancora oscuri, per nulla chiariti di una vicenda che cambiò il Paese. E, quel bambino oggi inizia ad avere i primi capelli bianchi.

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Telefono rosa: nel 2008 aumentate le violenze domestiche.

RomaLe cifre, fornite oggi dall’associazione nazionale Telefono Rosa, ci offrono l’opportunità di analizzare nel suo insieme la realtà, ben distante da atteggiamenti alimentati da xenofobia o stimolati soltanto dal sensazionalismo. Comportamenti, questi ultimi due, che non aiutano a comprendere la gravità della situazione. I dati, allarmanti, evidenziano come sempre più spesso l’autore delle violenze è in casa. Anzi, il fenomeno è in aumento. E’  la conferma che il fenomeno va affrontato con strumenti e mezzi ben diversi. E’ necessaria ed indispensabile la repressione a fronte di vicende che mutano l’esistenza di una persona ma, al contempo, è opportuno investire energie e risorse economiche nella prevenzione (link). I numeri e le percentuali mettono in luce vari aspetti dai quali potrete farvi un’idea.

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Processo Thyssen, le testimonianze degli operai

Torino – Prosegue il processo per il rogo alle acciaierie Thyssenkrupp. L’udienza di oggi si è aperta con la testimonianza dell’addetto alla manutenzione elettrica Paolo Regis, che ha completato la deposizione interrotta lo scorso 5 marzo. A seguire la testimonianza di Giovanni Pignalosa, che faceva parte della Rsu aziendale ed è stato tra i primi a intervenire nella tragica notte del 6 dicembre 2007. Pignalosa ha ricordato quei drammatici momenti e ha confermato che negli ultimi tempi prima della strage l’attenzione per la sicurezza, la manutenzione e la pulizia erano calate. La priorità era quella della produzione.

Ha testimoniato anche Salvatore Pappalardo, alla Thyssen dal luglio del 1997, operaio di V livello che aveva ottenuto la fascia da leader, una qualificazione professionale che identifica la spalla del capoturno. Tra le altre cose, Pappalardo ha ricordato che la squadra di vigili del fuoco dedicata allo stabilimento che era presente al momento del suo ingresso in Thyssen non era stata sostituita quando i vari componenti avevano raggiunto l’età pensionabile.

Il processo è stato aggiornato al 17 marzo.

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Presidenza Rai: occorrono candidati che abbiano a cuore la Costituzione.

RomaLa politica è chiamata in queste ore a sciogliere il nodo sulla presidenza Rai. Uno spettacolo probabilmente vissuto con distacco dalla maggioranza dei cittadini, costretti loro malgrado a stringere la cinghia a fronte di una crisi globale che divora posti di lavoro. Il rituale della nomina è di antica data, accompagnato da quei imbarazzanti giochetti visibili solo dietro le quinte. Dopo la caduta delle ideologie e la nascita in Italia del berlusconismo, oggi dilagante, i punti di riferimento per una ripresa del Paese li ritroviamo proprio in quei valori scritti nella Carta Costituzionale. Fra questi c’è la libertà di stampa che può offrire vari spunti di riflessione e rafforzare l’analisi critica di ognuno di noi davanti ai fatti, anche quelli più complessi, come è la scelta del nome per la presidenza di viale Mazzini. Naufragata l’ipotesi De Bortoli, frutto dell’intesa raggiunta nei giorni scorsi fra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e il neo segretario del partito democratico Dario Franceschini, i giornali hanno riportato le parole del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che sembrava mostrarsi favorevole ad una qualsiasi indicazione proveniente dall’opposizione. L’idea di proporre un Petruccioli bis in queste ore è però stata bocciata dai partiti della maggioranza. E, così, stando alle notizie, la situazione appare bloccata. La nostra idea, o meglio il nostro auspicio, in attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda,  è che dietro il nome di colui o colei che andrà a ricoprire la carica di presidente della Rai, ci siano determinati requisiti. L’uomo o la donna che la politica sceglierà abbia a cuore la Costituzione, l’interesse della collettività e non del singolo, il pluralismo dell’informazione e ogni forma di pluralismo (sociale, culturale, sindacale e religioso). C’è bisogno di persone capaci di dire di no quando è il momento di dirlo, senza che si lascino intimorire dal potere. Figure che abbiano la schiena dritta, in grado di opporsi ad eventuali censure o liste di proscrizione. Uomini o donne che abbiano caratteristiche ben distanti dal servo sciocco. Questo è il nostro appello alla politica.      

    

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Incidenti sul lavoro: solidarietà a Patrizia Sicignano che ha perso il fratello.

PratoLa “Casa della Cultura Enzo Biagi” accoglie l’invito, lanciato da Articolo 21, esprimendo la propria solidarietà pubblica a Patrizia Sicignano che ha perso il fratello, morto sul lavoro. La nostra realtà è sensibile agli incidenti sul lavoro, fin dai nostri primi passi abbiamo deciso di dedicare una finestra a queste terribili situazioni. A Patrizia Sicignano, alla quale abbiamo deciso di scriverle in privato, va tutta la nostra solidarietà, così come a tutti i parenti e familiari che hanno perso un proprio caro in seguito ad un incidente sul lavoro. Ancora una volta il quotidiano on-line (Articolo 21) si conferma una fonte inesauribile di libertà ed esprime il senso vero e profondo di cosa significhi fare il mestiere del cronista.  

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Rai: De Bortoli rifiuta la presidenza.

MilanoTutti, o quasi, si aspettavano un sì ed invece con eleganza Ferruccio De Bortoli in un comunicato stringato ha annunciato il suo rifiuto alla presidenza della Rai. La decisione, assunta dal direttore del “Sole 24 ore”, è ben distante da quei comportamenti opportunistici e impoveriti di arrivismo che ogni giorno i cittadini sono costretti a metabolizzare. L’atteggiamento di De Bortoli è frutto della sua saggezza, della suo essere lungimirante e dalle sue parole è affiorata una signorilità che da tempo appare accantonata in buona parte del Paese. In tanti probabilmente avrebbero accettato l’offerta o sarebbero pronti a fare carte false per ricoprire un ruolo di così sicuro prestigio, ma De Bortoli ha di certo in cuor suo le ragioni che l’hanno spinto ad assumere una posizione diversa. Sintomo di spessore intellettuale, sempre che qualcuno ancora ne dubitasse. E’ anche l’espressione di un uomo che ostenta una memoria per nulla labile. La notizia del no di Ferruccio De Bortoli è stata rilanciata da agenzie e quotidiani  .   

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