Firenze - Onorare la memoria rappresenta un impegno civile di ogni cittadino. Uno spirito che ci induce a fare un tuffo nel passato ricordando il rapimento di Aldo Moro e l’eccidio di via Fani dove persero la vita gli uomini della scorta dell’allora presidente della Democrazia cristiana. Oggi cade l’anniversario di un evento che cambiò la storia del nostro Paese. Quel giorno, 16 marzo 1978, Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse, mentre alla Camera il nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, si apprestava a ricevere la fiducia. La colonna delle auto, con a bordo l’esponente politico, fu bloccata all’incrocio fra via Fani e via Stresa. Con un’azione militare i terroristi uccisero i cinque uomini della scorta (Oreste Leonardi, Giulio Rivera, Raffaele Jozzino, Domenico Ricci, Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Dc. Era mattina, non erano ancora le nove. La notizia in poco tempo fece il giro del mondo ed io, allora alunno delle scuole elementari, appresi la tragedia dal maestro. In quella classe calò il silenzio. Il maestro, da poco entrato in aula, con voce rotta dall’emozione ci disse ciò che era accaduto a Roma. Non ricordo come lui venne a conoscenza del fatto, ma non dimenticherò mai i suoi occhi lucidi. Noi, bambini, come tali non potevamo comprendere la gravità della situazione, ma capimmo benissimo che cinque persone non erano più tra noi, non avrebbero più rivisto i loro cari. Questo ci rattristò e per l’intera mattinata un senso di disagio fu presente nei nostri cuori. Dopo qualche attimo di smarrimento, il maestro riprese ad insegnare ma quella mattina resterà per sempre scolpita nella mia mente e in quella degli italiani. A distanza di ben oltre sei lustri da quel rapimento con un epilogo infausto – il corpo di Aldo Moro fu ritrovato il 9 maggio nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Caetani – sono diversi i punti ancora oscuri, per nulla chiariti di una vicenda che cambiò il Paese. E, quel bambino oggi inizia ad avere i primi capelli bianchi.
Lascia un commento