Torino – Ancora una drammatica testimonianza alla ripresa del processo per il rogo alla Thyssen del 6 dicembre 2006. In aula a ripercorrere quei terribili momenti c’è Antonio Boccuzzi, l’operaio sopravvissuto ed oggi deputato per il partito democratico. Toccanti i passaggi del suo racconto. <<All’inizio – racconta Boccuzzi – si trattava di un incendio piccolo che si sviluppava proprio sotto la macchina spianatrice, sul pavimento che, come accadeva normalmente, era intriso di olio. Provai a usare il mio estintore ma era praticamente vuoto>>. <<A questo punto – continua Boccuzzi – l’incendio raggiunse la carpenteria e io, insieme a Angelo Laurino e Bruno Santino, andai a recuperare una manichetta per spegnere il fuoco. In quel momento ci fu un’esplosione sorda, un boato simile al rumore che fa una caldaia a gas quando si accende. Le fiamme a quel punto diventarono enormi: sembravano una grossa mano di fuoco, un’onda anomala che investì i ragazzi>>. La voce del Boccuzzi è interrotta dall’emozione nel ricordare quei tragici momenti dove persero la vita i suoi compagni. <<Il calore – prosegue Boccuzzi – era insopportabile e il mio orecchio stava iniziando a “sciogliersi”. Provai a digitare il 9 per chiamare i soccorsi ma il telefono non funzionava. Fu a quel punto che vidi Roberto Scola uscire dalle fiamme. Lo riconobbi soltanto dal modo in cui si muoveva: lui mi chiamava. Quando cadde aveva indosso solo brandelli di vestiti e gli erano rimasti pochi capelli. Ricordo che cercando di spegnere le fiamme sul suo corpo non riuscii a spegnerle sulle scarpe che erano intrise di olio. Non dimenticherò mai le piaghe sul suo corpo>>. Boccuzzi ha poi ricordato di aver preso una bicicletta per andare ad avvisare gli altri colleghi dello stabilimento urlando “venite sono tutti morti” affinché si capisse la gravità della situazione. Il processo in mattinata si era aperto con la deposizione dell’ingegnere Diego Cavallero, consulente della Procura, che ha fornito oggi due nuove traduzioni. Non sono mancati nemmeno attimi di tensione. Durante la pausa, uno degli imputati Raffaele Salerno è stato apostrofato da un ragazzo. Gli avvocati della difesa hanno denunciato l’accaduto alla ripresa del processo e la presidente della Corte Maria Iannibelli ha invitato <<a evitare queste situazioni>> perchè <<il mio compito – ha detto la presidente della Corte Iannibelli – è garantire un processo sereno>>. Il processo è stato aggiornato al 5 marzo.
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