Pd, Veltroni conferma le dimissioni.

Roma - Walter Veltroni conferma le sue dimissioni da segretario del partito democratico. Una decisione maturata in seguito ad una serie di eventi, in ultimo la sconfitta sofferta dal Pd in Sardegna. Domani in una conferenza stampa Veltroni spiegherà le motivazioni che l’hanno spinto a prendere questa decisione.

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Thyssen, ascoltati operai e i parenti delle vittime. La madre di Rosario Rodinò: “Ridatemi indietro mio figlio”.

Torino – <<Eravamo orgogliosi che nostro figlio fosse andato a lavorare in quella fabbrica, in cui mio marito ha lavorato per 40 anni, noi la chiamavamo “la fabbrica d’oro”. Dal giorno della tragedia invece ci sentiamo in colpa e non ci sopportiamo nemmeno più tra noi». E’ un frammento della drammatica testimonianza che Grazia Cascino, la madre di Rosario Rodinò, ha reso stamani al processo per il rogo alla Thyssenkrupp dove il 6 dicembre 2007 persero la vita sette operai. L’udienza di stamani, la sesta dall’inizio del processo, è stata dedicata alle deposizioni dei familiari delle vittime. In questo modo le loro audizioni sono state anticipate rispetto al calendario previsto per i testi per permettere ai parenti chiamati a testimoniare di poter in seguito seguire il processo in aula (cosa che non possono fare i testimoni che non hanno ancora deposto).

La prima ad essere ascoltata è stata Grazia Cascino. <<Voglio sapere perchè mio figlio è morto>>, ha detto Grazia Cascino rispondendo alle domande degli avvocati. <<Sono sempre lì a casa che aspetto di sentire che con le chiavi apra la porta ed entri>>, ha aggiunto Grazia Cascino. Rispondendo alle domande del legale di parte civile sui rapporti in famiglia prima e dopo la tragedia, la mamma di Rosario ha ricordato che suo figlio <<era un fratello per i suoi nipoti e un figlio per i suoi cognati. Adesso, non c’è più la gioia di stare tutti insieme, quando stiamo insieme parliamo solo della tragedia>>. Poi, la madre di Rosario Rodinò è stata interrogata sui possibili racconti professionali di suo figlio. <<verso la fine – ha ricordato Grazia Cascino – mi aveva detto “se lì dentro scoppia qualcosa non si salva nessuno”>>.  La deposizione di Grazia Cascino si è conclusa rispondendo ad una domanda degli avvocati della difesa che le hanno chiesto se fosse stata risarcita. Toccante la risposta, con la voce rotta dal pianto. <<Ridatemi mio figlio indietro>>.  <<Signora, se avessimo questo potere…>>, ha ribattuto, turbata, la presidente della Corte, Maria Iannibelli.

Poi, è stata la volta di Laura Rodinò, sorella di Rosario. <<Quando è successa la tragedia – ha ricordato Laura Rodinò – ero all’ottavo mese di gravidanza, aspettavo due gemelle e quando sono entrata in sala parto mi sono imposta di non soffrire, di non gridare perchè mio fratello aveva sofferto molto di più. Mi hanno tolto la gioia del diventare mamma>>.  Anche Laura Rodinò ha risposto alla domanda incentrata sui rapporti in famiglia. <<la tragedia ha influenzato anche i rapporti con mio marito, prima facevamo di tutto, ci divertivamo tutti insieme, adesso non ho più voglia di fare nulla. Lui cerca di starmi vicino,  ma io sono scontrosa, arrabbiata, cattiva, ma non mi sento più cattiva degli assassini di mio fratello>>. Poi, un brevissimo intervento dell’altra sorella, Concetta Rodinò. Ha anche deposto Luigi Santino, fratello di Bruno Santino.  

Poi, è stato il turno degli operai. Straziante il racconto di Fabio Simonetta. <<Non si vedeva niente – ha ricordato Simonetta -C’erano fiamme alte fino al soffitto e si sentiva odore di carne bruciata. Ho visto Roberto Scola e Angelo Laurino straziati dalle fiamme, in uno stato orribile. Scola urlava “portatemi via”. Provai a telefonare all’infermeria, poi cercai di spegnere l’incendio: afferrai la manichetta di un idrante ma si staccò>>. L’operaio fu tra coloro che portarono fuori dal locale Scola e Laurino e poi, intossicato dal fumo, Simonetta fu trasportato in ospedale. L’operaio ha anche risposto alle domande sulle condizioni di lavoro. <<C’erano incendi tutti i giorni – ha detto Simonetta – In prima battuta dovevamo intervenire noi, poi chiamare la squadra di emergenza, composta da due colleghi>>. <<Dal settembre 2007 le cose erano molto cambiate: la manutenzione non si effettuava più e anche la ditta addetta alle pulizie degli impianti passava più di rado>>.

Dopo la deposizione di Simonetta, il processo è stato aggiornato dalla Corte al 3 marzo quando sarà probabilmente ascoltato Antonio Boccuzzi, scampato al rogo e oggi deputato del partito democratico. 

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Matrix, dopo l’addio di Mentana arriva Vinci

 RomaIl volto nuovo per Matrix è Alessio Vinci, capo dell’ufficio romano della Cnn e corrispondente della rete all-news per l’Italia. Non è stato accolto l’appello dei giornalisti del Tg5 che chiedevano ai vertici di Mediaset e allo stesso Enrico Mentana di tornare a parlarsi nella speranza di riallacciare un dialogo che negli anni ha prodotto non indifferenti risultati. I dirigenti dell’azienda invece hanno deciso di accettare le dimissioni, di non tornare indietro e di affidare la conduzione del programma ad un altro giornalista. Il programma tornerà in onda su Canale 5 da martedì 24 febbraio. L’ha annunciato ieri Mediaset in una nota, sottolineando che è confermata la cadenza di tre seconde serata a settimana. A fianco di Vinci, nel coordinamento della redazione, ci sarà Alessandro Banfi, vicedirettore di Videonews, tra i primi curatori del programma con Enrico Mentana e già vicedirettore del Tg5.

Alessio Vinci, 40 anni, ha lavorato come giornalista alla Cnn dal 1989. Per il servizio internazionale dell’emittente ha coordinato e prodotto le dirette televisive durante la prima guerra del golfo (1991). Vinci ha ricoperto il ruolo di corrispondente da Berlino e successivamente da Mosca, vivendo in prima persona e raccontando nei suoi reportage tutti i principali eventi accaduti nella regione in quegli anni, dal crollo del comunismo alla guerra in Cecenia. Come capo dell’ufficio di corrispondenza della Cnn a Belgrado ha seguito la crisi Nato-Yugoslavia del 1999 e la caduta di Slobodan Milosevic. Come inviato ha prodotto numerosi servizi sul crollo delle torri gemelle di New York, nel 2001, seguendo poi le truppe americane in Afghanistan e in Iraq. Da Roma ha seguito e dato conto della morte e degli storici funerali di Papa Giovanni Paolo II e quindi dell’elezione del nuovo pontefice Benedetto XVI. Alessio Vinci, nel 2005, ha ricevuto il premio giornalistico dedicato dal Corriere della Sera a Maria Grazia Cutuli.

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Nuova iniziativa editoriale de “Il Sole 24 Ore”. Dodici volumi per ripercorrere le vicende dell’economia.

Firenze - Dall’antichità fino alla crisi globale che sta investendo tutte le nazioni. In dodici volumi, “Il Sole 24 Ore” offre ai suoi lettori la “Storia dell’economia mondiale”, curata da Valerio Castronovo. Un modo per conoscere come funzionavano  la finanza e i commerci dei romani, uno strumento per farsi un’idea su vari concetti economici. Il primo volume dal titolo “Dal Neolitico agli albori del primo millennio” sarà in edicola domani. A 14,90 oltre il prezzo del quotidiano.

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Thyssen: testimonianze e immagini drammatiche. Riascoltata la telefonata al 118. Mostrato anche un video con il cadavere.

Torino - Per le proteste e le urla dei parenti delle vittime, è stata sospesa per qualche minuto dopo l’inizio la quinta udienza di oggi del processo Thyssenkrupp. La tensione è salita mentre giudici, avvocati e pubblico ministero discutevano sull’ammissione dei testimoni: il problema è nato perchè alcuni dei familiari figurano nell’elenco dei testi ma, in base alle norme, non possono seguire le udienze. Una volta ripresa l’udienza, il primo ad essere ascoltato è stato l’ispettore di Polizia Massimo Galasso. Drammatica la sua testimonianza: << Sono arrivato tra i primi nella fabbrica e ho iniziato a correre lungo la linea 5. Ho scavalcato una persona per terra e la scambiai per un sacco di immondizie. Un altro operaio completamente ustionato mi gridò “Non voglio morire”>>.Subito dopo è stato ascoltato Piero Barbetta, l’operaio che chiamò per primo il 118.  La telefonata è durata diversi minuti e in sottofondo si sentivano grida d’aiuto e i lamenti degli ustionati («aiuto, aiuto, aiuto», «non voglio morire»). Poi, il racconto dell’operaio. <<Ho visto un muro di fuoco. Ho detto ai compagni di prendere estintori e manicotti. Poi ne ho visti due a terra (Angelo Laurino e Roberto Scola, che sul momento erano irriconoscibili). Erano completamente nudi, con le scarpe che bruciavano. Con me non avevo niente, ho preso il mio maglione e ho spento quel che restava. Antonio Boccuzzi urlava, il telefono non funzionava. Il calore era insopportabile, si sentivano esplosioni. C’era fumo. Per chiamare il 118 mi sono allontanato>>.  <<«I miei colleghi – ha aggiunto – erano in piedi, tutti nudi. Demasi l’ho riconosciuto solo dalla voce. Rodinò urlava “non voglio morire”. Rocco Marzo lo riconobbi mentre lo aiutavo a salire sull’ambulanza, diceva che non riusciva a respirare>>.

A seguire l’audizione di una funzionaria della polizia scientifica e la proiezione di fotografie e video con le immagini dello stabilimento poche ore dopo l’incendio, e il cadavere dell’operaio Antonio Schiavone.  Il processo è stato aggiornato al 17 febbraio.

 

 

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E’ morto Giacomo Bulgarelli, il “prosatore realista”.

Bologna<<Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un prosatore realista>>. Con queste parole Pier Paolo Pasolini in uno dei suoi scritti – dal titolo “Il calcio secondo Pasolini” dove lo scrittore spiegò a suo modo il gioco del pallone - definì il Giacomo Bulgarelli in pantaloncini e scarpette. Lo era anche fuori dal campo, nella sua vita privata e negli abiti di commentatore televisivo e della “Gazzetta dello Sport”. Giacomo Bulgarelli è morto nella serata di ieri dopo una lunga malattia. Era nato a Portonovo frazione di Medicina, in provincia di Bologna, il 24 ottobre 1940. L’ex regista del Bologna ha legato tutta la sua carriera alla maglia rossoblù:  486 partite, di cui 391 in campionato in 17 stagioni realizzando 58 reti. L’esordio, a 18 anni, nel 1958 in Bologna-Vicenza (1-0), il ritiro nel maggio del 1975 dopo un Bologna-Ascoli (1-1). Anima del centrocampo felsineo, Bulgarelli raggiunse il culmine della sua carriera nella stagione 1964-1965, quando il Bologna vinse lo scudetto nell’indimenticabile spareggio contro l’Inter. Più tardi arriveranno anche due successi in Coppa Italia. Significativo anche il percorso di Bulgarelli in nazionale dove nel 1968 gli azzurri conquistarono il titolo di campioni di Europa. Con la maglia della nazionale, il regista dalla tecnica quasi perfetta e dalle movenze eleganti collezionò 29 presenze realizzando 7 gol. Una volta appese le scarpette al chiodo, avviò la sua carriera di commentatore. I funerali si svolgeranno lunedì nella chiesa di San Girolamo vicino la Certosa di Bologna.

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Sciopero, domani in piazza i lavoratori per far valere i propri diritti.

RomaDomani, in occasione dello sciopero generale indetto dalla Funzione pubblica e dalla Fiom Cgil, si svolgerà una manifestazione nazionale in Piazza San Giovanni a Roma.  A prendere la parola saranno il segretario generale della Fp-Cgil, Carlo Podda, il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, delegati delle due categorie, e il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani.

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La sicurezza sul lavoro non fa più notizia? Dal 1° gennaio 119 morti e oltre 119mila infortuni. E brutti segnali dal versante politico

Prato - Le emergenze del momento sembrano essere altre (è sufficiente ascoltare qualche telegiornale per rendersene conto), ma l’eloquenza dei numeri ci ricorda che una delle maggiori cause di morte nella nostra società continua a essere il lavoro.

Dal 1° gennaio all’11 febbraio 2009 in Italia ci sono stati 119 morti sul lavoro e 119.118 infortuni. Lo scorso anno, 1.027 morti, 1.027.436 infortuni, 25.685 invalidi. Dal 2001 a oggi 8.000 lavoratori morti con un costo sociale di circa 42 miliardi di euro l’anno!

E se si guarda al resto d’Europa la situazione si fa ancora più sconfortante. L’ultimo rapporto del Censis segnala che l’Italia è il Paese europeo nel quale si muore di più sul lavoro, il doppio rispetto alla Francia e il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. L’Italia conta un numero di vittime sul lavoro, in rapporto alla popolazione, pari a 1,62 contro una media europea dello 0,97.

Numeri impressionanti, inaccettabili, da bollettino da guerra. Ma a quanto pare i morti sul lavoro  non fanno più notizia e la tematica della sicurezza sui luoghi di lavoro non merita la considerazione che sulla scia dell’emozione popolare seguita alla tragedia della Thyssenkrupp aveva portato all’approvazione del Testo unico.

Il Comitato Casa della Cultura Enzo Biagi intende tenere costante l’attenzione su questo tema, sia seguendo passo dopo passo l’evoluzione della vicenda processuale relativa al disastro della Thyssenkrupp, sia informando sulle evoluzioni legislative sulla materia. Non siamo giuslavoristi e non abbiamo le risorse materiali per realizzare una banca dati completa, altri siti più competenti del nostro lo stanno già facendo, ma non possiamo ignorare i segnali sinistri che stanno provenendo da più parti in direzione di un alleggerimento delle norme sulla sicurezza.

Questi alcuni dei segnali: pochi giorni fa il ministero del Welfare, all’interno del Documento di programmazione dell’attività di vigilanza, ha previsto per il 2009 138.000 ispezioni nei luoghi di lavoro, il 17% in meno rispetto all’anno scorso.

Negli stessi giorni il Senato ha respinto la proposta di gratuito patrocinio da parte dello Stato per le vittime di incidenti sul lavoro e per le loro famiglie, contenuta in un sub-emendamento al ddl sicurezza.

Il Senato ha anche stabilito lo slittamento a 24 mesi per l’emanazione dei decreti attuativi del decreto legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tutto questo nel decreto “mille proroghe”, approvato ieri e ora passato all’esame della Camera.

La non attuazione dei decreti attuativi previsti dal Testo unico è molto grave, soprattutto in merito a quello che doveva essere il nodo centrale di questo provvedimento, ovvero la valutazione dei rischi. I termini per la presentazione di tali decreti erano in scadenza e il Governo è corso ai ripari inserendo all’interno del decreto-legge 207/08, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia  al Senato, un ulteriore differimento di un anno del termine concernente la valutazione dei rischi dovuti a stress da lavoro. Un rinvio grave e pericoloso a vantaggio delle imprese alle quali viene così garantito per l’arco di un anno intero l’assenza di controlli degli organi ispettivi in tutti i settori di attività, pubblici e privati (soprattutto forze armate, trasporti marittimi, ferroviari e aerei, scuole di ogni ordine e grado).

Poteva andare anche peggio: nello stesso decreto infatti erano presenti due emendamenti, presentati col parere positivo del Governo, finalizzati a eliminare la figura dei Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza nelle aziende al di sotto dei 16 dipendenti. Gli emendamenti non sono passati.

Questi provvedimenti non hanno generato il dibattito che sarebbe doveroso aspettarsi in un paese maturo: la crisi economica, che incide pesantemente su salari e condizioni di lavoro, non può e non deve diventare un alibi per allentare la presa sui controlli e sull’applicazione stessa della legislazione relativa alla sicurezza sul lavoro.

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In piazza per difendere la Costituzione.

Roma - Si svolgerà domani alle ore 18 in Piazza Santissimi Apostoli a Roma, la manifestazione promossa dal partito democratico in difesa della Costituzione e in solidarietà con il capo dello Stato. Unico a prendere la parola sarà il senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica.

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Pubblica amministrazione: addio al riscatto delle lauree, delle specializzazioni e del servizio militare. E’ stato deciso con un emendamento presentato dal Pd. Governo battuto sul disegno di legge Brunetta. Una sconfitta anche per i lavoratori?

Roma - Il governo è stato battuto alla Camera su un emendamento, presentato dal Partito democratico e relativo all’articolo 5 del disegno di legge Brunetta. L’emendamento stabilisce che nella Pubblica amministrazione il conteggio del tetto massimo di anzianità previsto di 40 anni dovrà essere di servizio effettivo e non contributivo. Questo significa che sono escluse le possibilità di riscatto del periodo di laurea, di specializzazione o del servizio militare. Di fatto nella Pubblica amministrazione si passa da un’anzianità massima contributiva di 40 anni a una di servizio effettivo sempre di 40 anni. Il governo è stato battuto. Ma è oppure no anche una sconfitta per i lavoratori?

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