Torino - Per le proteste e le urla dei parenti delle vittime, è stata sospesa per qualche minuto dopo l’inizio la quinta udienza di oggi del processo Thyssenkrupp. La tensione è salita mentre giudici, avvocati e pubblico ministero discutevano sull’ammissione dei testimoni: il problema è nato perchè alcuni dei familiari figurano nell’elenco dei testi ma, in base alle norme, non possono seguire le udienze. Una volta ripresa l’udienza, il primo ad essere ascoltato è stato l’ispettore di Polizia Massimo Galasso. Drammatica la sua testimonianza: << Sono arrivato tra i primi nella fabbrica e ho iniziato a correre lungo la linea 5. Ho scavalcato una persona per terra e la scambiai per un sacco di immondizie. Un altro operaio completamente ustionato mi gridò “Non voglio morire”>>.Subito dopo è stato ascoltato Piero Barbetta, l’operaio che chiamò per primo il 118. La telefonata è durata diversi minuti e in sottofondo si sentivano grida d’aiuto e i lamenti degli ustionati («aiuto, aiuto, aiuto», «non voglio morire»). Poi, il racconto dell’operaio. <<Ho visto un muro di fuoco. Ho detto ai compagni di prendere estintori e manicotti. Poi ne ho visti due a terra (Angelo Laurino e Roberto Scola, che sul momento erano irriconoscibili). Erano completamente nudi, con le scarpe che bruciavano. Con me non avevo niente, ho preso il mio maglione e ho spento quel che restava. Antonio Boccuzzi urlava, il telefono non funzionava. Il calore era insopportabile, si sentivano esplosioni. C’era fumo. Per chiamare il 118 mi sono allontanato>>. <<«I miei colleghi – ha aggiunto – erano in piedi, tutti nudi. Demasi l’ho riconosciuto solo dalla voce. Rodinò urlava “non voglio morire”. Rocco Marzo lo riconobbi mentre lo aiutavo a salire sull’ambulanza, diceva che non riusciva a respirare>>.
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