Torino – Niente costituzione di parte civile per gli oltre cinquanta operai della Thyssenkrupp che firmarono un verbale di conciliazione con l’azienda. L’ha deciso la Corte d’Assise di Torino aprendo oggi la terza udienza del processo per il rogo che il 6 dicembre 2007 costò la vita a sette operai. La Corte d’Assise ha così respinto la richiesta di costituzione come parti civili dei lavoratori che avevano accettato una buona uscita e avevano rinunciato a risarcimenti. Non sono stati ammessi neppure tre parenti di vittime del rogo, in quanto non sono stati ritenuti <<prossimi congiunti>>. Ad essere esclusi in tutto sono 56 persone. Sono stati invece ammessi come parti civili gli operai che non firmarono i verbali con la Thyssen.
Non sono mancati momenti di contrasto fra accusa e i legali dei sei dirigenti della multinazionale dell’acciaio, di cui uno, l’amministratore delegato della divisione italiana Harald Espenhahn, è imputato per omicidio volontario con dolo eventuale. La classica goccia è arrivata quando la pm Longo ha replicato a un’eccezione dell’avvocato Ezio Audisio, che chiedeva di annullare il processo per la mancata traduzione di atti, proiettando su uno schermo il filmato di un’intervista alla Rai di Harald Espenhahn, per dimostrare che il dirigente conosceva bene l’italiano. Il processo è stato aggiornato al 10 febbraio.
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