Roma – Per aver espresso soltanto un pensiero su un settimanale, Tv Sorrisi e Canzoni, due giornalisti di Matrix, Silvia Brasca e Roberto Pavone, hanno ricevuto da Mediaset una contestazione disciplinare. La loro colpa? Aver rilasciato alcune dichiarazioni nelle quali i due cronisti mostravano il loro dissenso sull’epilogo della vicenda Mentana. E’ stato proprio l’ex conduttore di Matrix ad attirare l’attenzione su questo caso durante la trasmissione “Annozero”, andata in onda ieri sera. La notizia è stata ripresa da quotidiani e agenzie di stampa. La “Casa della Cultura Enzo Biagi” può solo mettere nuovamente in risalto quanto avvenuto ed esprimere, anche se serve a poco, la propria solidarietà ai due giornalisti. Sulla vicenda chiara è la posizione della Fnsi e della Federstampa romana (link).
Archivio mensile:febbraio 2009
Enzo Biagi: a maggio cerimonia in onore dello scrittore.
Pistoia - Sarà intitolato ad Enzo Biagi il ponte di via Bonechi, la nuova realizzazione del primo tratto dell’Asse dei Vivai in località Bottegone, in provincia di Pistoia. L’iniziativa è promossa dalla giunta di Pistoia. La cerimonia si svolgerà a maggio. Probabile la presenza delle figlie, Carla e Bice, dello scrittore. E’ una delle tantissime iniziative organizzate in tutta Italia per ricordare il cronista, come Biagi amava definirsi. Nell’articolo troverete le parole del sindaco della città toscana e il pensiero espresso da Bice Biagi.
Non lasciare impunito l’omicidio di Anna. La “Casa della Cultura Enzo Biagi” ha aderito all’appello lanciato da Articolo 21.
Prato – La “Casa della Cultura Enzo Biagi” ha aderito all’appello, lanciato da Articolo 21, affinché l’omicidio di Anna Politkovskaja non rimanga impunito. Anna, una giornalista, una donna che ha avuto il coraggio di raccontare i crimini perpetrati in Cecenia in nome della libertà e della giustizia. Dopo l’assoluzione dei quattro imputati in buona parte del mondo c’è stato un coro di indignazione. Le indagini sono state riaperte e speriamo che un giorno giustizia sia fatta intorno alla vicenda di Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006. Per ulteriori informazioni o per firmare l’appello potete cliccare sulla pagina del quotidiano on-line Articolo 21. L’indirizzo è www.articolo21.info.
E’ morto Candido Cannavò, una vita “in rosa”.
Roma – Una vita <<in rosa>>: così Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport, tra i volti più popolari dello sport italiano, ha definito la sua esistenza nel titolo della sua biografia, pubblicata nel 2002. Rosa come il colore della Gazzetta, che ha diretto per 19 anni, facendola diventare il quotidiano sportivo più diffuso d’Europa, in cui teneva ancora la rubrica quotidiana “Fatemi capire”.
<<La vita in rosa – spiegava Cannavò – per tre motivi. Rosa come la Provvidenza, dopo la mia “seconda nascita”, come la chiamo io, sotto il bombardamento a tappeto alleato che il 4 luglio 1943 rase al suolo Catania. Rosa come la Gazzetta, ovviamente. Rosa come le donne per cui ho sempre avuto grande amore, mia moglie su tutte, ma vorrei citare tutte le campionesse che hanno onorato lo sport italiano, spesso ancora più amate e seguite dal pubblico dei colleghi maschi>>. Nato a Catania il 29 novembre del 1930, Cannavò ha iniziato la sua carriera come giornalista sportivo a 19 anni nel quotidiano La Sicilia, occupandosi di sport ma anche di problemi sociali e di costume.
La sua collaborazione con la Gazzetta dello Sport è iniziata nel 1955, quando è stato ingaggiato come corrispondente: per il quotidiano è stato inviato speciale e ha seguito, tra l’altro, alcuni Mondiali di calcio, dieci Olimpiadi e moltissimi Giri d’Italia. Nel luglio del 2005 ha festeggiato il 50esimo anniversario della sua prima firma sul giornale. Nel 1981 è diventato vicedirettore, poi condirettore e nel 1983 è succeduto a Gino Palumbo come direttore responsabile del quotidiano. È rimasto in carica fino al 2002, quando è stato sostituito da Pietro Calabrese. Durante la sua carica, la Gazzetta dello Sport si è consolidata come maggiore giornale italiano, ha iniziato la pubblicazione del settimanale Sportweek e ha aperto il sito web.
Famoso per il suo impegno sportivo, Cannavò si è anche occupato di altri temi, come i problemi della società: da quando ha smesso di dirigere la Gazzetta ha pubblicato la sua biografia <<Una vita in rosa>> e tre saggi di successo, che narrano la situazione delle prigioni italiane, dei disabili e dei senzatetto: <<Libertà dietro le sbarre>>, <<E li chiamano disabili>>, <<Pretacci>>. Nel 1996, durante i Giochi di Atlanta, il Cio gli ha conferito l’ordine olimpico. Nel 1998 ha ricevuto il Premio Ischia per il giornalismo.
Nelle note di copertina di <<Una vita in rosa>> l’avvocato Gianni Agnelli scrisse: <<Prima ancora delle imprese atletiche, delle medaglie o dei record di velocità, questo libro ha il merito di parlare innanzitutto di uomini, conosciuti e descritti da Candido Cannavò fin da quando, poco più che ragazzo, decise di fare il giornalista, abbandonando un destino che lo voleva medico. Non sapremo mai ciò che ha perduto la medicina, ma sappiamo quanto ci ha guadagnato lo sport, e noi con lui>>.
Manifestazione a Roma contro l’ipotesi di legge sul testamento biologico
Roma - Una manifestazione affollata nel centro di Roma, in piazza Farnese, per contrastare l’ipotesi di legge sul testamento biologico presentata dal centrodestra in Parlamento. E contro l’ingerenza della Chiesa nelle decisioni di uno Stato che deve rimanere laico quando affronta scelte etiche. Alla manifestazione, indetta da «Micromega» e da politici contrari al disegno di legge del governo sul testamento biologico, è intervenuto telefonicamente anche Beppino Englaro, padre di Eluana, sul cui caso si era aperto un aspro confronto politico.
«Sono convinto che gli italiani non si lasceranno imporre una legge del genere» ha detto il papà di Eluana Englaro. Se approvato, il ddl sul testamento biologico, che impedirebbe una morte come quella di Eluana, sarebbe «una barbarie» secondo un appello firmato da politici e scrittori, come Andrea Camilleri e Lidia Ravera Al centro del confronto soprattutto la norma su alimentazione e idratazione obbligatoria. Alla manifestazione hanno aderito l’Italia dei Valori, i radicali e i partiti della sinistra radicale, ma non il Pd che sulla questione è diviso. I manifestanti, secondo cui il testamento biologico dovrebbe consentire ad una persona di disporre il distacco del sondino dell’alimentazione nel caso in cui finisse in stato vegetativo, si sono dichiarati pronti a raccogliere firme per un referendum, se la legge del centrodestra sarà approvata.
Anche sacerdoti in piazza - E per quanto riguarda i cattolici e la stessa Chiesa, non tutti sono sulle medesime posizioni del vaticano. Alla manifestazione hanno partecipato anche venti sacerdoti che chiedono «un dibattito all’interno della Chiesa che rimetta al centro la persona», una riflessione che tenga conto dei cristiani «come fedeli ma anche come cittadini rispettosi della Costituzione» e di mettere da parte «inutili crociate». Don Vitaliano della Sala, uno dei firmatari dell’iniziativa di piazza Farnese, sacerdote anti-camorra, ha fatto saperee che «condivide in pieno» la manifestazione. Al sacerdote non è piaciuta la posizione tenuta dalla Chiesa nella vicenda Englaro. Anche per don Angelo Cassano la firma di adesione alla manifestazione significa un appello «ad aprire un dibattito all’interno della Chiesa», dibattito che «è mancato negli ultimi tempi». «Abbiamo assistito, infatti , a prese di posizione univoche nella Chiesa ma non è stata fatta crescere una coscienza su questi temi».
Fonte e foto: Corriere.it
Maroni: dal Capo dello Stato “nessun veto”. Il Quirinale: “Governo autonomo”.
Roma – Il ministro dell’interno è salito due volte al Quirinale (lunedì e giovedì scorso) per sottoporre il testo al Capo dello Stato che deve valutare i requisiti di necessità e urgenza del provvedimento prima di firmarlo. Nel corso della conferenza stampa di ieri il ministro Maroni ha ricordato che da parte del Presidente della Repubblica <<non c’è stato nessun veto o nessun invito a non inserire norme. Quando sono tornato ieri (il riferimento del ministro è a giovedì), abbiamo concordato il testo senza difficoltà, obiezione o forzatura di nessun tipo>>. La replica dal Quirinale non è tardata ad arrivare. Il presidente Napolitano si è dissociato. <<E’ opportuno puntualizzare il carattere della consultazione informale intervenuta – si legge nella nota del Quirinale -, secondo una prassi consolidata, tra il Governo e la Presidenza della Repubblica in ordine allo schema di decreto-legge in materia di sicurezza pubblica, poi approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione odierna>>. <<Quando si ipotizzi – prosegue la nota -, da parte del Governo, il ricorso a un decreto-legge, la Presidenza della Repubblica concorre – in uno spirito di leale collaborazione istituzionale – a verificarne i profili di costituzionalità, oltre che la coerenza e correttezza legislativa nel rapporto con l’attività parlamentare>>. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano infine precisa: <<resta naturalmente l’autonoma ed esclusiva responsabilità del Governo per le scelte di indirizzo e di contenuto del provvedimento d’urgenza da sottoporre per l’emanazione al Presidente della Repubblica>>.
Via libera al decreto contro gli stupri. Ex agenti, carabinieri in congedo nelle ronde. Il sì è arrivato dal Consiglio dei Ministri.
Roma – Il governo sceglie la via della decretazione di urgenza per fronteggiare la violenza sulle donne la cui <<recrudescenza – si legge nel comunicato stilato a Palazzo Chigi – sta creando allarme sociale per frequenza ed efferatezza>>. Il Consiglio dei Ministri ha approvato stamani all’unanimità il decreto legge che contiene <<misure urgenti in materia di pubblica sicurezza e di contrasto alla violenza sessuale>>. Il provvedimento comprende anche l’istituzione delle ronde. In questo caso il Cdm parla di <<misure di prevenzione quali la possibilità che i sindaci, previa intesa coi Prefetti, si avvalgano di forme di collaborazione da parte di associazioni di cittadini (non armati) utili a segnalare casi di disagio sociale o che possano recare pregiudizio alla sicurezza>>. Le ronde potranno disporre di cellulari e ricetrasmittenti con cui mettersi in contatto con le forze dell’ordine. Inoltre, saranno formate prevalentemente da associazioni di ex agenti di polizia, carabinieri, forze armate e altri corpi dello Stato. Sarà data precedenza, ha spiegato il ministro dell’interno Roberto Maroni ad associazioni di carabinieri e poliziotti in congedo, <<persone che sanno quello che fanno>>, ha precisato il titolare del Viminale. Il fine, ha spiegato il ministro dell’interno, è di passare <<dalle ronde fai da te ai volontari per la sicurezza, regolati e controllati>>. In questo pacchetto sicurezza le norme prevedono, tra l’altro, l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per reati odiosi (violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, prostituzione minorile e pedopornografia, turismo sessuale), l’estensione, da due a sei mesi, della permanenza delle persone immigrate nei centri di identificazione ed espulsione e l’ergastolo per gli stupratori omicidi. I condannati non potranno inoltre beneficiare dell’affidamento in prova e della semilibertà e a tutte le vittime di violenze sessuali sarà garantito il patrocinio gratuito a spese dello Stato. Il decreto dispone anche nuove risorse per il Ministero dell’interno, pari a 100 milioni di euro e l’assunzione entro la fine del prossimo mese di circa 2500 persone da destinare alle forze di polizia. Viene introdotto nel nostro ordinamento il reato di <<atti persecutori>>, noto come stalking (la pena va dai sei mesi ai quattro anni) per sanzionare minacce e molestie reiterate. Le sanzioni saranno ancora maggiori se il reato è commesso dall’ex partner, marito o nei confronti di persone vulnerabili.
Politkovskaya, decise nuove indagini dopo l’assoluzione di quattro imputati

Mosca – Un magistrato russo ha ordinato la riapertura delle indagini sull’omicidio di Anna Politkovskaya, la giornalista russa assassinata nell’ottobre 2006. All’indomani dell’assoluzione di quattro presunti complici del killer, il presidente del Tribunale militare distrettuale di Mosca che ha pronunciato la sentenza, Evgheny Zubov, ha ordinato che l’inchiesta penale sia riaffidata al Comitato investigativo della procura per individuare “le persone collegate a questo crimine”.
Nuove indagini – “Visto che i giurati hanno deciso che i fratelli Makhmudov e Sergey Kadzhikurbanov non sono implicati nel crimine, allora il dossier deve essere rinviato al Comitato d’inchiesta della procura russa, con l’obiettivo di individuare le persone implicate”, ha detto il togato, come riferisce l’agenzia Ria Novosti.
I tre giudicati giovedì non colpevoli al termine di un controverso processo presso il tribunale distrettuale militare di Mosca sono Sergey Kadzhikurbanov, un ex agente speciale degli Interni, che ha dovuto rispondere dell’accusa di avere partecipato all’organizzazione dell’assassinio, e i due fratelli Ibrahim e Dzherbrayl Makhmudov, finiti alla sbarra come informatori e “aiutanti” dei killer. Figure comunque a figure di secondo grado, in assenza dell’individuazione di un preciso mandante.
Fonte: Corriere.it
E’ uscito nelle sale italiane “Katyn”, il film di Wajda. RaiSat Cinema ha realizzato uno speciale.
Prato – Ricostruire una storia negata per oltre cinquanta anni. E’ la tragedia degli ufficiali polacchi e dei riservisti che, nel 1940, furono trucidati dall’Armata Rossa su decisione di tutto il Politburo guidato da Stalin. Quasi 22 mila vittime, la cui storia è stata censurata per tutta la durata del regime sovietico. Si trattava dell’elite polacca. Nei ranghi degli eserciti, col grado di ufficiale, entravano a far parte tutti i laureati polacchi. Scienziati, legali, giornalisti, uomini di cultura, medici, in pratica la futura classe dirigente polacca. Per i sovietici, che avevano già deciso di spartirsi la Polonia con la Germania nazista, sarebbe stato molto più semplice raggiungere il risultato privando la Polonia della sua futura classe dirigente. Il regista Andrzej Wajda, che perse il padre in quell’eccidio, ha realizzato un film, Katyn, che è uscito nelle sale italiane venerdì scorso. Il film ha ricevuto la nomination all’Oscar quale miglior film straniero. RaiSat Cinema, in occasione dell’uscita del film nelle sale italiane, ha proposto un documentario che ricostruisce quella storia anche attraverso le sequenze del film.
Il documentario, dal titolo <<Requiem per la Polonia>>, sottotitolo <<Katyn, dentro il film di Andrzej Wajda>> è stato realizzato dal giornalista Giorgio Santelli, per lungo tempo direttore di Articolo 21 e attualmente fra i coordinatori del quotidiano italiano on line sulla libertà di stampa legato all’associazione Articolo 21.
<<Raccontare le storie che sono state o sono nascoste – afferma l’autore – quelle che hanno negato o negano diritti e libertà, è uno dei motivi che mi hanno spinto ad accettare l’invito del Ministero degli esteri polacco, dell’Ambasciata di Polonia in Italia e del distributore italiano, Marco Mazzarotto (Movimento film). Insieme ad alcuni giornalisti italiani siamo andati in Polonia, a Varsavia, per raccontare quella tragedia. Abbiamo incontrato i familiari delle vittime di Katyn e Andrzej Wajda, le associazioni che in tutti questi anni hanno preservato la memoria, gli storici e i legali polacchi che tentano di ottenere verità e giustizia dalla Federazione Russa, erede dell’Unione Sovietica>>.
Nel documentario si alternano alcune sequenze del film che fanno da filo conduttore a quella vicenda. Documenti, storie personali attraverso le interviste ai familiari delle vittime, a storici, associazioni per la memoria e legali che stanno tentando, anche attraverso gli esposti alla corte europea di Strasburgo, di ottenere piena giustizia su quella vicenda. <<RaiSat Cinema è stata molto sensibile ed ha immediatamente raccolto l’idea di trasmettere il documentario che è diventata una produzione del canale Cinema>>, aggiunge Giorgio Santelli.Il regista Andrzej Wajda nel film “Katyn” rievoca una pagina di storia controversa e dimenticata attraverso il racconto di una vicenda familiare. Da anni Wajda, figlio di uno degli ufficiali uccisi a Katyn, sognava di realizzare questo film per dare voce e memoria a quanti furono uccisi nell’ eccidio di Katyn.
La trama del film “Katyn” è ambientata nella Polonia del 1939. Il film inizia con la scena della fuga di due folle: mentre una cerca di sottrarsi all’ oppressione nazista, l’ altra scappa dall’ Armata Rossa. (sequenza presente anche nel documentario di RaiSat Cinema). E’ il 17 settembre e con il patto segreto Molotov-Ribbentrop la Germania di Hitler e l’ Unione Sovietica di Stalin si sono appena divise la Polonia cancellandola dalle carte geografiche. Dopo quella doppia invasione, 22mila polacchi (ufficiali dell’ esercito ma anche civili appartenenti all’intellighenzia del Paese) furono arrestati, deportati nei campi di prigionia sovietici, uccisi con un colpo alla nuca nelle foreste di Katyn, Tver e Kharkov e sepolti nelle fosse comuni, mentre mogli e figli che non vennero deportati aspettavano il ritorno a casa dei loro cari dei quali non avevano più notizia. Mosca rigettò la responsabilità del massacro sull’ esercito nazista che aveva scoperto le fosse nel 1943, e solo nel 1990 le autorità sovietiche ammisero per la prima volta che a commettere il crimine era stata la polizia segreta di Stalin. Sull’ eccidio calò poi il segreto dell’ Occidente per il quale nel frattempo Stalin era diventato un alleato prezioso contro la Germania.
Nel documentario la vicenda prosegue anche nei giorni più recenti. Dopo l’apertura di Gorbacev ed Eltsin, si assiste oggi ad una chiusura degli archivi di Mosca voluta da Vladimir Putin e all’archiviazione dell’inchiesta. La verità, quindi, non è ancora completa. La difficoltà nei rapporti con la Federazione Russa legata a questa vicenda con ogni probabilità trae ragioni dal fatto che il riconoscimento di quel genocidio porterebbe la Russia a dover pagare milioni di euro di indennizzo per i familiari delle vittime.
Il documentario si sofferma anche sul comportamento della stampa Russa che, dopo una fase di grande apertura alla vicenda, negli ultimi anni, parla poco di Katyn. Una scelta frutto, in parte, di autocensura determinata dalla paura di innescare possibili reazioni negative da parte del governo russo.
<<Un grande aiuto nella realizzazione delle interviste è stato fornito dalla televisione pubblica polacca – conclude Santelli – che ha messo a disposizione mia e di tutti i giornalisti presenti, immagini di repertorio e il documentario realizzato che, in brevi stralci, è citato in quello prodotto da RaiSat Cinema. La produzione cinematografica, il distributore italiano e il regista hanno inoltre liberato i diritti di messa in onda di lunghi stralci del film che arricchiscono il racconto. Un contributo importante a questa ricerca della verità>>.
Fonte: Articolo 21.
Il Csm boccia il ddl di riforma delle intercettazioni.
ROMA – Il Consiglio Superiore di Magistratura, con il voto contrario dei consiglieri laici del Pdl Gianfranco Anedda e Michele Saponara e l’astensione del centrista Ugo Bergamo, si è espresso in modo negativo sul ddl di riforma delle intercettazioni. Diversi i dubbi, anche di incostituzionalità, sollevati dal Csm, fra questi anche il rischio di snaturare l’origine dell’articolo 21 della Costituzione. Il divieto di pubblicare gli atti, anche quando sia venuto meno il segreto istruttorio, provocherebbe, secondo il Csm una <<evidente compressione dei valori riconducibili all’articolo 21 della Costituzione>>. Vediamo i punti controversi sui quali si è espresso il Csm.
Gravi indizi di colpevolezza. Le intercettazioni saranno consentite solo se vi siano gravi indizi su un determinato soggetto. <<Le intercettazioni non si dovrebbero piu’ effettuare – avverte il Csm – per scoprire gli autori di omicidi, violenze sessuali, rapine o altri reati gravissimi, per i quali il fatto sia immediatamente noto, mentre assolutamente ignoto ne sia l’autore. Il ritrovamento di un cadavere e l’evidenza che si tratta di una persona uccisa non sarebbero più sufficienti per autorizzare le intercettazioni, essendo necessario anche aver già individuato il possibile autore>>.
Intercettazioni ambientali. Sono possibili solo se vi sia fondato motivo di ritenere che in un determinato luogo si stia svolgendo l’attività criminosa. <<Si tratta di una stretta che elimina con un tratto la quasi totalità delle intercettazioni ambientali>>.
Tabulati telefonici. Si estende ai tabulati la disciplina sulle intercettazioni. Secondo il Csm le nuove <<limitazioni non incidono solo sulla possibilità dello Stato di esercitare la propria pretesa punitiva, ma anche sulla possibilitaà del cittadino imputato di esercitare il proprio diritto di difesa>>.
Riprese visive. Anche le riprese di immagini acquisite in luoghi non privati o pubblici vengono sottoposte al regime delle intercettazioni. Con effetti paradossali secondo il Csm. <<Sebbene la polizia giudiziaria possa appostarsi per strada ad osservare un portone per verificare chi vi si rechi, non potrebbe predisporre un apparato di ripresa se non quando si proceda per i delitti di cui al “catalogo” e sempre che sussistano i gravi indizi>>.
Durata. La massima è di 30 giorni prorogabili di altri 30. <<La fissazione di termini così limitati non corrisponde alla realtà e pone gli uffici di procura e le forze di polizia nella evidente difficoltà di svolgere seriamente il loro lavoro>>.
Autorizzazione. Il potere di autorizzare le intercettazioni sarà concentrato nei tribunali distrettuali e a decidere sarà un collegio. In quelli di minori dimensioni questa nuova disciplina determinerà <<il pericoloso approssimarsi di quel limite di saturazione oltre il quale si verifica la materiale impossibilità di celebrare i processi>>. Negli altri il <<sicuro maggiore aggravio dei carichi di lavoro>>, <<rallenterà ulteriormente i tempi>> dei processi.
Procedimenti contro ignoti. Per qualsiasi procedimento di questo tipo (ad esempio un omicidio) si potrà procedere alle intercettazioni solo su richiesta della persona offesa. Ciò <<in molti casi>> si tradurrà <<nell’impossibilità di svolgere proficuamente le indagini per numerosi reati, anche gravi, in cui siano inizialmente ignoti gli autori del fatto>>.
Criminalità organizzata e terrorismo. Anche a questi reati si applica la regola sulle intercettazioni ambientali. Eppure <<l’esperienza investigativa degli ultimi anni – segnala il Csm – ha dimostrato che una tale limitazione avrebbe rappresentato un grave ostacolo alle indagini relative ai più gravi fatti di mafia o di terrorismo>>.
Pubblicazione. Il divieto di pubblicazione degli atti di un procedimento viene esteso alla conclusione delle indagini preliminari anche quando sia venuto meno il segreto istruttorio. Secondo il Csm <<c’è un’evidente compressione dei valori riconducibili all’articolo 21 della Costituzione>>.
Sostituzione del Pm. E’ prevista quando il pm è indagato per rivelazione di segreti su un procedimento di cui si sta occupando. Così <<attraverso denunce pretestuose si consente alle parti private di incidere sulla designazione del pm incaricato delle indagini>>.