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    Il libro dei deportati.

     TorinoIl bombardamento mediatico di questo periodo stordisce gli italiani e dà un’immagine piena di parole ma povera di contenuti sulla politica italiana e le sole piccole speranze vengono dagli Stati Uniti dove il nuovo presidente Obama agisce rapidamente per annullare la vergogna di Guantanamo e tentare una difficile ricostruzione dell’economia americana. In questa atmosfera cade oggi il giorno della memoria che il centro-sinistra adottò nel 2000 e che dobbiamo utilizzare non per celebrare o far retorica ma per ricordare agli italiani i massacri della seconda guerra mondiale e il tentativo nazista di realizzare la “soluzione finale” contro gli ebrei e gli oppositori del Terzo Reich. Quest’anno, dopo molti anni di lavoro, ci sono risultati importanti su quello che successe nell’Italia occupata dai nazisti e dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana.

    I dati che compongono i tre tomi del grande “Libro dei deportati” in 2250 pagine, pubblicati dall’editore Mursia a cura di Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli, dimostrano senza più possibilità di dubbi che ben 23 mila italiani tra i 15 e i 45 anni andarono a finire nei lager di annientamento e concentramento come Dachau, Auschwitz e Mauthasen (per citate i maggiori) e in più di diecimila non ritornarono a casa.
    Con questi profili biografici nati da una ricerca durata otto anni siamo in grado di smentire tutte le ricerche che volevano escludere l’Italia fascista dalla Shoah e dal Cono d’ombra che aveva incluso i nazisti dopo la seconda guerra mondiale. Anche noi italiani collaborammo a quel massacro e fummo complici attivi del disegno di Hitler di cancellare dalla faccia della terra non solo il Popolo di Israele ma anche tutti quelli che si opponevano al Nuovo ordine nell’Europa occupata.

    E solo riconoscendolo possiamo capire meglio perché il fascismo ha avuto in Italia una eredità così lunga e terribile. E perché persino nel centro-sinistra ci sono stati uomini desiderosi di andare incontro agli ex fascisti e a ai massacratori di Salò almeno fino a quando persino l’ex capo del MSI e attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dovuto riconoscere che l’antifascismo è in Italia un requisito fondamentale per la democrazia repubblicana. Ora a questo siamo finalmente arrivati. E conoscere fino in fondo quella tragedia, piangere tutte le vittime della deportazione politica e razziale può servire a celebrare l’importanza della nostra memoria, come ci chiede la legge del 2000 presentata alla Camera  da Furio Colombo e approvata all’unanimità. Un deputato giornalista che ha capito, prima di tanti altri, la necessità di non dimenticare quello che era successo sessanta anni fa. Non soltanto gli ebrei investiti a fondo dall’attacco fascista ma anche tanti giovani dai 15 ai 45 anni si ribellarono a quel Nuovo ordine e furono deportati nei lager dell’Europa occupata. La percentuale dei decessi per i deportati politici superò il cinquanta per cento, meno degli ebrei ma tanto per gli oppositori del Terzo Reich                                          

    Fonte: www.nicolatranfaglia.com 

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