La parola ai giurati: l’impegno civile a teatro
Firenze – E’ andato in scena a Firenze, al Teatro Verdi, la versione realizzata da Alessandro Gassman del famoso testo La parola ai giurati, dramma teatrale scritto da Reginald Rose nel 1954.
La storia è abbastanza nota, anche per le numerose trasposizioni cinematografiche e teatrali già viste (la più nota è il film del 1957 di Sidney Lumet, con Henry Fonda nel ruolo del protagonista). A New York, nel giorno di Ferragosto del 1950, una giuria popolare composta da dodici uomini deve decidere la condanna a morte di un ragazzo ispano-americano di 16 anni, accusato di avere ucciso il padre. Tutti sono convinti della colpevolezza del giovane, ma uno di loro (Gassman) vota contro e inizia a insinuare negli altri il tarlo del dubbio, incrinando pian piano le loro certezze.
Non è mia intenzione ripercorrere passo per passo lo sviluppo della storia, che si sviluppa in crescendo con l’uomo che ripercorre le tappe del processo, mostrando la vacuità delle testimonianze che in aula erano state prese per buone da un avvocato difensore nominato d’ufficio e senza troppa voglia di impegnarsi per un ragazzo già condannato a priori dalla propria immagine di giovane immigrato.
La rivisitazione del testo in chiave sociale, la sottolineatura degli aspetti antirazzisti e contrari alla pena di morte, l’importanza della capacità d’ascolto e di pacato ragionamento contro la violenza e la prevaricazione. Questi gli aspetti salienti del lavoro di Gassman, patrocinato da Amnesty International e chiuso da una toccante citazione di una superstite del genocidio in Ruanda a favore dell’abolizione della pena di morte (il Ruanda è stato il primo paese africano a cancellare la pena capitale per tutti i crimini).
Gassman conferma la sua bravura, sia nella recitazione (coadiuvato da un gruppo di attori eccellente) che nella regia, con l’uso di proiezioni e retroproiezioni che richiamano la versione cinematografica dell’opera.
Un testo di impegno civile molto attuale, quasi una metafora dell’Italia di oggi, involuta, concentrata solo su se stessa, colpita da manifestazioni di razzismo sempre più frequenti, favorite anche da una spettacolarizzazione della giustizia imbarazzante. Un lavoro che suscita partecipazione, commozione e che alla fine ha visto giustamente premiato l’ottimo cast da applausi a scena aperta.
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