Carlo Caracciolo era nato il 23 ottobre del ’25 ed era presidente onorario del Gruppo Espresso, dove ha lavorato per cinquant’anni della sua vita. E’ stato giovane partigiano in Val d’Ossola, si è laureato in legge a Roma, si è specializzato ad Harvard. Si è definito un “editore fortunato”. Fin da quando fondò nel ’51 la Etas Kompass. Poi animatore e promotore nel ’55 di un settimanale che fece la storia del giornalismo come l’Espresso, soprattutto da quando Adriano Olivetti gli girò il pacchetto di maggioranza. Presidente del Gruppo L’Espresso, con Eugenio Scalfari nel 1976 fondò il quotidiano La Repubblica.
Scrive di lui Giorgio Bocca nel suo “Vita da giornalista”: «Carlo Caracciolo, editore di Repubblica, del Tirreno e dell’Espresso è conosciuto dal grande pubblico come il Principe, il cognato di Gianni Agnelli, un grande charmeur che si occupa di giornali e di libri quasi per hobby. Una volta sono andato con lui a fare un giro in Toscana, l’ho visto passare la giornata a discutere con i distributori: quante copie ha preso il Tirreno a Grosseto, quante ne ha perse a Follonica. Poi combinava con un rappresentante di macchine tipografiche un viaggio a una Fiera di Las Vegas, per vedere l’ultimo modello di una rotativa».
Nel 1988 il pacchetto di maggioranza de L’espresso e la sua quota di La Repubblica venne ceduta alla Mondadori, di cui Caracciolo venne nominato presidente (1989 – 1990). Quando Silvio Berlusconi assunse il controllo della Mondadori, ne scaturì un contenzioso giudiziario – la cosiddetta guerra di Segrate – che si concluse nel 1991 con la separazione fra il settore libri e periodici (al gruppo Fininvest) e quello di Repubblica ed Espresso, che andò a formare il Gruppo Editoriale L’Espresso con azionista di maggioranza la Cir di Carlo De Benedetti e di cui Carlo Caracciolo diventò Presidente. È stato presidente della Finegil Editoriale SpA, la società che detiene gran parte delle partecipazioni del Gruppo nei quotidiani locali, della A. Manzoni & C S.p.A., la concessionaria di pubblicità del gruppo, e Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Internet company Kataweb S.p.A.. Il 26 aprile 2006 Caracciolo aveva abbandonato la guida effettiva delle sue società, passata a Carlo De Benedetti, mantenendo la presidenza onoraria del Gruppo Editoriale L’Espresso. Il 2 gennaio 2007 Caracciolo aveva acquistato il 30% del quotidiano francese Liberation.
Il suo ruolo di editore trai più grandi d’Italia Caracciolo amava definirlo come assoluzione di un compito civile.
Fonti: La Repubblica, L’Espresso con Il ragazzo che amava i giornali di Nello Ajello e La Stampa ( qui e L’ultimo editore puro di Chiara Beria Di Argentine)
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