Rai, il Cda approva le nomine. Ida Colucci al Tg2, Luca Mazzà al Tg3.

Roma – Il consiglio di amministrazione della Rai ha approvato a maggioranza il pacchetto di nomine dei nuovi direttori di testata, presentato dal direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. I nuovi direttori dei telegiornali sono: Ida Colucci al Tg2, Luca Mazzà al Tg3, Andrea Montanari al Gr e Nicoletta Manzione a Rai Parlamento. Restano in sella Mario Orfeo al Tg1 e Vincenzo Morgante alla TgR.

Sei i voti favorevoli. Hanno votato contro i consiglieri tre i contrari Arturo Diaconale, Carlo Freccero e Giancarlo Mazzuca. Alla direttrice uscente del Tg3 Bianca Berlinguer è stato assegnato uno spazio pomeridiano di approfondimento su Rai3 alle 18.30 dal lunedì al venerdì, poi da febbraio anche una doppia seconda serata settimanale. Il primo effetto delle nomine ha determinato che i senatori del Pd Miguel Gotor e Federico Fornaro si sono dimessi dalla commissione di Vigilanza Rai.

Strage di Bologna, 36 anni dopo nessun mandante

Firenze – Il 2 agosto 1980 una bomba esplose nella sala di attesa di seconda classe della stazione di Bologna: 85 morti, di cui 5 bambini – la più piccola Angela Fresu di soli 3 anni – e oltre 200 i feriti. Dopo 36 anni mancano ancora i mandanti, gli ispiratori della strage. «Al banco degli imputati non si sono seduti i mandanti». E’ un passaggio del discorso pronunciato oggi in occasione dell’anniversario dal presidente dell’Associazione familiari delle vittime  Paolo Bolognesi, che critica la Procura. «Se la Procura avesse dedicato ai documenti che abbiamo presentato, almeno un decimo delle energie e del tempo che ha investito sull’archiviata fantomatica “pista palestinese“, ipotesi priva di qualsiasi supporto che ne confermi l’attendibilità – sostiene Paolo Bolognesi – , forse avremmo saputo perché Gelli non ha voluto fornire alcuna spiegazione su un documento intestato “Bologna” che dimostrava il versamento prima e dopo la strage di circa 15 milioni di dollari». «Alla Procura, abbiamo consegnato accurati dossier con nomi, dati, fatti ricostruiti sulla base di un’attenta e incrociata lettura dei documenti relativi alle stragi di Bologna, Brescia, Milano e al crack del Banco Ambrosiano – aggiunge Paolo Bolognesi – Un materiale consistente che, se approfondito e sviluppato giudiziariamente, potrà permettere ai magistrati di identificare i mandanti. Un’azione investigativa che i familiari delle vittime attendono ancora che sia compiuta».

Non sono mancate critiche all’indirizzo del governo in materia di risarcimenti ai familiari delle vittime. «Il 2 agosto del 2013, qui, il governo assicurò che entro il mese di settembre dello stesso anno, la mancata completa attuazione della legge 206/2004 per i risarcimenti alle vittime si sarebbe risolta – ricorda il presidente Bolognesi –  Oggi, tre anni dopo, dobbiamo dire che quella promessa non è stata mantenuta e alcuni problemi sono stati risolti solo parzialmente». «Nonostante quanto garantito dalla legge – prosegue Bolognesi – , le vittime e i loro familiari continuano a subire ritardi insostenibili, perfino di anni, nella gestione delle loro pratiche da parte dell’Inps e degli altri Ministeri preposti».  «Recentemente il governo – precisa Bolognesi – ha rinnovato l’impegno di risolvere tutte le misure applicative della legge 206 definendo, in brevissimo tempo, tutto ciò che può essere risolto in via amministrativa ed entro il 31 dicembre, all’interno della legge di stabilità, tutto ciò che necessita di una norma di legge. Il fatto nuovo è che i vari ministeri interessati hanno approvato e condiviso questa indicazione mettendosi a disposizione per risolvere tutti i problemi esistenti. Prendiamo atto di questa apertura e vigileremo affinché tutto sia fatto e fatto bene».

Infine, il presidente dell’Associazione si è soffermato sul reato di depistaggio che entra in vigore proprio il 2 agosto 2016. «Finalmente, è stata approvata la legge che introduce il reato penale di depistaggio – così Bolognesi – Sono trascorsi 23 anni per raggiungere questo obiettivo. Da oggi, l’impunità è finita, perché questa legge assegna alla magistratura strumenti e pene adeguate ed un depistatore rischia molti anni di carcere».

Strage di Bologna, 36 anni dalla bomba… (fonte: Il Fatto)

Strage di Bologna: “Mancano ancora mandanti …” (fonte: Articolo21)

Bologna, il buco nero della strage alla stazione (fonte: L’Espresso)

www.stragi.it

Bologna e il 2 agosto: le storie delle 85 vittime… (fonte: La Repubblica) 

Il messaggio del Presidente della Repubblica

Nazismo, Cassazione: “Sui risarcimenti agli ex deportati decida il tribunale italiano”

Firenze – La Cassazione ha stabilito che spetta a una corte italiana decidere sulla questione del risarcimento dai crimini commessi in Italia dal Terzo Reich. I giudici hanno richiamato il verdetto della Corte Costituzionale che nel 2014 ha riaperto la strada alle richieste. I giudici ricomposero una sorta di gerarchia tra due principi fondamentali: l’immunità degli Stati e la tutela per i crimini di guerra e contro l’umanità, stabilendo che in base alla Costituzione italiana, il primo deve recedere rispetto al secondo. E quindi non si può consentire che per rispettare l’immunità degli Stati, chi ha subito “atti quali la deportazione, i lavori forzati, gli eccidi, riconosciuti come crimini contro l’umanità” veda negata la possibilità di accedere alla giustizia e di essere risarcito.

Un verdetto storico cui Berlino rispose che valeva la sentenza de L’Aia (3 febbraio 2012). Ovvero che non vi dovesse essere alcuna eccezione relativamente all’immunità degli Stati, per i crimini di guerra e quelli contro l’umanità. E in base a questo giudizio le denunce contro la Germania davanti al tribunale di un altro Stato fossero inammissibili. Oggi, la Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi dei deportati costretti ai lavori forzati, che avevano fatto causa alla Repubblica Federale di Germania. E ha rinviato la decisione sui risarcimenti al tribunale di Bergamo, dove si stava svolgendo il processo.

Tiziano Renzi, il gip di Genova archivia l’inchiesta per bancarotta

Firenze Il giudice per le indagini preliminari di Genova Roberta Bossi ha archiviato l’inchiesta per bancarotta che vedeva indagato Tiziano Renzi, padre del premier per il crac della Chil post, la società di distribuzione di pubblicità e giornali con sede a Genova. Il pm Marco Airoldi aveva chiesto l’archiviazione per due volte, ma la prima volta il gip aveva respinto e chiesto ulteriori accertamenti. Per il pubblico ministero Renzi senior non avrebbe influito sul crac della società. La Chil post era stata dichiarata fallita il 7 febbraio 2013, tre anni dopo il passaggio di proprietà dal padre del premier Tiziano Renzi ad Antonello Gambelli e Mariano Massone (entrambi invece già a processo per la vicenda). Renzi era stato accusato di bancarotta fraudolenta per 1,3 milioni di euro.

Procura nazionale antimafia, il Csm sceglie due nuovi aggiunti. Escluso Nino Di Matteo.

Roma – La Procura nazionale antimafia e antiterrorismo si rinforza. Il Consiglio superiore della magistratura ha scelto i due vice che affiancheranno Franco Roberti al vertice della Procura. I profili individuati, che verranno sottoposti al plenum di domani, sono quelli di Giovanni Russo e Maurizio Romanelli. I due hanno prevalso su una serie di candidati al ruolo di aggiunto. Escluso dalla corsa anche Nino Di Matteo, perché «non ha allegato alla domanda l’attestazione dell’avvenuta richiesta del parere attitudinale ed ha presentato l’autorelazione senza avvalersi del modulo prescritto nel Testo unico sulla dirigenza». Questo è quanto scritto dalla Commissione direttivi del Csm spiegando il perché la domanda del magistrato è da ritenersi “inammissibile“.

 

Via libera al processo Eternit-bis, Schmidheiny rischia 25 anni

A un anno dalla sospensione, la Corte Costituzionale dà ragione alla procura di Torino e prosegue il processo a carico di Stephen Schmidheiny, l’ex patron di Eternit, per omicidio

Torino – Il nuovo processo per le morti amianto – il cosiddetto Eternit-bis – si farà. La sentenza della Corte Costituzionale non infligge il colpo di spugna temuto dalle vittime ma – al contrario sancisce una volta per tutte che Stephan Schmidheiny può essere processato per le morti causate dall’amianto a Casale e nelle altre località in cui c’erano gli stabilimenti di Eternit.

Non è stata accolta quindi l’istanza dei difensori dello svizzero che invocavano il principio secondo il quale nessuno può essere processato due volte per gli stessi fatti e reati.

Ora non resta che attendere che il GUP – il giudice dell’udienza preliminare – fissi la data della nuova udienza e poi il processo potrà prendere avvio finalmente.

In base a un primo esame della sentenza della Corte Costituzionale lo svizzero verrà senz’altro processato per i nuovi casi ma anche per le vecchie morti occorrerà valutare caso per caso e – a quanto si apprende – tutto lascia intendere che anche i casi compresi nel primo processo cancellato dalla Cassazione possano essere oggetto di giudizio.

Il comunicato stampa inviato dall’Afeva di Casale

Giustizia per le vittime dell’amianto, il processo Eternit bis va avanti (Wired.it)

‘Ambiente Svenduto’, legali Florido chiedono stralcio

Taranto – Terza udienza consecutiva del processo ‘Ambiente Svenduto‘ per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva.

La giornata è iniziata con gli avvocati Carlo e Claudio Petrone che hanno chiesto lo stralcio della posizione dell’ex presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, che fu raggiunto da misura cautelare il 15 maggio del 2013.

I legali di alcuni imputati hanno chiesto alla Corte di Assise di escludere dalla costituzione di parte civile il Codacons e i cittadini di Taranto rappresentati dall’associazione.

Nella prossima udienza (lunedì 25) interloquiranno con la Corte d’Assise l’avv. Nicola Marseglia, per conto di Fabio Riva, ex vice presidente di Riva Fire, e l’avv. Angelo Loreto, per l’Ilva in amministrazione straordinaria, che durante l’udienza preliminare presentò istanza di patteggiamento e potrebbe anche ripresentare la richiesta.

Ruby Ter, il Senato non autorizza le intercettazioni fra Berlusconi e le “Olgettine”

Roma – Il Senato a voto segreto non ha dato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni fra Silvio Berlusconi e le cosiddette “Olgettine” per il processo Ruby Ter. I favorevoli sono stati 120, i contrari 130 e 8 gli astenuti. Palazzo Madama ha così stravolto la decisione della giunta per le immunità parlamentari che il 26 aprile scorso si era espressa per il via libera all’utilizzo delle undici conversazioni tra l’ex Cavaliere e Iris Berardi e Barbara Guerra come prova a suo carico.

‘Ambiente Svenduto’, battaglia sulle parti civili nell’udienza odierna

Taranto – E’ battaglia sulla costituzione delle parti civili nell’udienza odierna del processo ‘Ambiente Svenduto’, sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. La Corte d’Assise di Taranto presieduta da Michele Petrangelo (a latere Fulvia Misserini e sei giudici popolari), dopo una riunione in camera di consiglio, ha dichiarato tardive le richieste di costituzione in giudizio presentate dopo l’udienza del 14 giugno (da privati cittadini ed enti). I difensori degli imputati (44 persone fisiche e tre società) stanno inoltre presentando, come era prevedibile, una serie di eccezioni anche sulle richieste delle parti civili presentate a dibattimento.

Il processo proseguirà domani, quando saranno affrontate ancora questioni pregiudiziali. Altre due udienze sono state calendarizzate per lunedì e mercoledì prossimi.

Ambiente Svenduto, il processo resta a Taranto

Taranto – Il processo ‘Ambiente Svenduto’ sul presunto disastro ambientale prodotto dall’Ilva, resta a Taranto. Lo ha deciso la Corte d’Assise del Tribunale di Taranto, presieduta da Michele Petrangelo, che ha respinto sia la richiesta di rinvio a settembre del processo, sia lo spostamento dello stesso in quel di Potenza: le richieste erano state avanzate dall’avvocato Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva.

E’ stata un’udienza fiume, che ha consegnato l’ennesima immagine di un processo elefantiaco e difficile da gestire.

In aula è andata in scena una lunga giornata di battaglia. Con l’offensiva lanciata dalla difesa che ha rilevato la necessità di spostare il processone a Potenza, invocando una sentenza per incompetenza funzionale. Una vera e propria bomba lanciata sul percorso, sino ad ora già abbastanza accidentato, del procedimento chiamato a fare luce sull’inquinamento del capoluogo jonico e non solo. Alla fine la Corte ha deciso che la camionata di atti di «Ambiente Svenduto» e il suo carico di veleni da Taranto non si muove. E già domattina si tornerà in aula per la seconda delle tre udienze ravvicinate, prima della pausa estiva.